Giancarlo Pavanello: 6. la ricostruzione del paradiso terrestre [la bicicletta] [la foto del curatore: la mia bicicletta al Lido di Volano, Comacchio, Ferrara: fuori catalogo] [continua]

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la bicicletta

[2000]

 

Il testo è apparso per la prima volta in “la bicicletta, una tematica fra passato e futuro”, mostra collettiva, Centro Civico, Venezia-Mestre, 11-18 febbraio 2001

 

Un simbolo di modernità e di emancipazione maschile e femminile tra fine Ottocento e inizi Novecento, già dall’epoca dei suoi perfezionamenti tecnici: il biciclo con i pedali montati sul mozzo della ruota anteriore, la michauline, le ruote a raggi tangenti, le “ruote soffici” [dotate di pneumatici in gomma]. Nella seconda metà dell’Ottocento è una merce di lusso, ma via via, con la nascita dell’industria ciclistica, sempre più un oggetto d’uso alla portata del consumatore medio. La famosa fotografia-ritratto di Alfred Jarry ciclista [1873-1907], banditore della “patafisica” [“la scienza delle soluzioni immaginarie”]. E subito la pubblicità mette sullo stesso piano, nei manifesti e nelle cartoline, biciclette, motocicli [“biciclette a motore”] e automobili.

 

Così, mentre la bicicletta diventa un mezzo di trasporto molto diffuso, ma di sicuro non come negli anni trenta-cinquanta del Novecento, i futuristi tendono a preferire l’automobilismo e l’aviazione. Filippo Tommaso Marinetti: “un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.” Malgrado sporadiche incursioni di alcuni suoi fedeli in ambito ciclistico: Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913; la fotoricordo di “Fortunato Depero con amici e simpatizzanti” nel negozio di velocipedi Bianchi, Rovereto, 1920.

 

La bicicletta acquista un suo prestigio nell’immaginario collettivo nell’epoca trionfante del proletariato [l’umile bicicletta e la dignità del lavoro, la classe operaia che va in fabbrica in bicicletta, a diporto con la famiglia, le scampagnate domenicali] e nell’ambito del neorealismo letterario, artistico e cinematografico [commoventi perfino i “ladri di biciclette”]. Il boom delle utilitarie, anni sessanta e settanta, sembrava relegarla sempre più ai margini. Poi, drammatico, i problemi dell’inquinamento, da una parte, e le nuove sensibilità ecologiche, dall’altra, rimettono tutto in questione.

 

Riappare la bicicletta come simbolo d’avanguardia? E’ possibile ipotizzare, avveniristicamente, una sua evoluzione? In fondo, però, non basta che il suo specifico sia il non-inquinamento: deve restare un veicolo a trazione umana, poiché fra i suoi pregi sono fondamentali i benefici effetti sulla salute: la pratica quotidiana del ciclismo è d’aiuto a livello fisico e fisiologico. Uno slogan afferma: “chi fa sport è più forte contro il cancro”, e si citano i successi di Lance Armstrong, vincitore di un Tour de France dopo essere guarito da un tumore. A livelli meno eroici, a quanto sembra, l’uso della bicicletta aumenta la capacità polmonare, regola il battito cardiaco, abbassa la pressione arteriosa, migliora la circolazione del sangue, elimina gli strati adiposi. [Se tutto questo resta salvo, si vedano in una luce favorevole i tentativi, iniziati nel 1912, di produrre biciclette volanti – bicicletta corazza alata -: nel 1912 il ciclo biplano, nel 1984 il velivolo a pedali “daedalus”. Il volo di Icaro: la macchina umana in grado di volare con la sola forza muscolare.]

 

La bicicletta è indicata dalle associazioni ecologiste [politicamente trasversali] come uno strumento per combattere l’inquinamento urbano e ambientale: eliminare, almeno in parte, le automobili dai centri urbani, favorire un turismo alternativo, rispettoso della natura. Con il crollo delle ideologie forti, con la frammentazione sociale che caratterizza questi anni di passaggio dal XX al XXI secolo, i politici [sempre alla ricerca di soggetti collettivi] sembrano finalmente interessati alle piste ciclabili [magari per brevi tratti, o incomplete] e così le pro loco, gli operatori turistici, le agenzie di viaggi, sensibili al marketing [ed ecco un revival delle ciclo-escursioni]. Tuttavia, i condizionamenti dei mass media [la televisione in primis] ottundono i gusti e lo stile di vita della maggioranza indifferente e fracassona [inquinamento mentale]. A questo punto, la molla teorizzante, deve intervenire la cultura, in tutti i suoi significati [formazione dell’uomo, paidéia, humanitas] e in senso antropologico e sociologico: coscienza collettiva, coscienza critica.

Giancarlo Pavanello: 6. la ricostruzione del paradiso terrestre [la bicicletta] [la foto del curatore: la mia bicicletta al Lido di Volano, Comacchio, Ferrara: fuori catalogo] [continua]ultima modifica: 2010-06-25T07:39:00+02:00da auro.lauro
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