Giancarlo Pavanello: 8. la ricostruzione del paradiso terrestre [immagine fuori catalogo: Gaston Redon, 1853-1921: paesaggio fantastico: torri e pinnacoli avvolti da nubi, 1893, Parigi, Musée d’Orsay]

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un paesaggio fantastico

[l’ecologia della mente]

 

Il globo terrestre, nella consapevolezza immaginifica, è una piccola pietra sferica sperduta nell’universo, una forma che, per dare la vita, rimescola in un’unità gli elementi terra, acqua, fuoco, aria. Le montagne e i parchi naturali, nella visione fotografica dall’alto, subiscono il  ridimensionamento della propria imponenza. Sembra che non ci sia più una grande differenza tra una pianta in salotto, il giardinetto della propria casa o del condominio e la Foresta dell’Amazzonia, se ne immaginiamo l’irrilevanza [o la nullità] nel pulviscolo delle galassie.

 

Il luogo comune “il mondo è piccolo” si rivela veritiero, quindi l’utopia edenica, la “costruzione del paradiso terrestre”, lungi dall’essere campata in aria, è l’opus, è la vera e propria Grande Opera che, sfuggita al fantastico, potrebbe appartenere a una nuova creazione, alla creazione artistica [litteraria], a una ri-creazione. Solo con la spinta di questo progetto si riaffaccia nella mente la volontà di ricominciare [o la ruota gira in modo autonomo], dopo la depressione, e si riformulano le sopite pulsioni congelate dall’inverno [le quattro stagioni, purtroppo la fanciullezza, la giovinezza e la maturità sono passate, e la vecchiaia incalza, tuttavia al giorno d’oggi non si è ancora vecchi a sessanta o a settanta anni].

 

La parola poetica si forma dal caos segnico-verbale racchiuso nell’uovo, che si dischiude per lasciarle la massima ampiezza, tanto che le è possibile fare un mondo, il mondo, per scomparire, per permettere agli artigiani di ripercorrerne le tracce, rimodellandolo alla stessa maniera, con pulsione non idealistica. La con-fusione è estrema, ecco perché la modestia umana esige l’umiltà delle piccole immagini e dei piccoli oggetti [un’arte elementare]. La nostra ignoranza, un abisso senza fondo. Il silenzio riposa la mente, il nostro lavoro deve restare segreto. [Sono risibili gli editori ufficiali, soprattutto i grandi imprenditori, e gli spazi espositivi, tutta vanità, polvere nera, nigredo.]

 

L’ironia, il sarcasmo, la caricatura: quando non si crede a niente resta la scappatoia del gioco. Lo scoiattolo gira sulla sua ruota, in gabbia. Adamo ed Eva in tandem. Poi ognuno per sé, ognuno sulla propria bicicletta, rispettando la natura, il loro giardino originale, da restaurare [da sottoporre a manutenzione].

 

Nell’inferno delle immagini sempre più invadenti [le sanguisughe dei sogni] la nostalgia della parola sorgiva supera la fase della resistenza per rendersi vitale e propositiva [il fuoco]. Lampi e tuoni, poi il sole benefico. Ma attenti a non esporsi troppo, c’è il rischio dei tumori della pelle [è preferibile non essere nudi, dopo il peccato originale].  La “Tempesta” di Giorgione [1508 ca.]: il fulmine è il trait-d’union fra cielo e terra, la cui unione è annunciata dal temporale. La leopardiana quiete dopo lo scatenarsi degli elementi [come si dice], e si immagina l’aria cristallina, l’aria pura. Nel paesaggio la presenza di Adamo ed Eva. La figura femminile allatta un bambino, e purtroppo è Caino, che rende sospetto l’evolversi della scena nell’arcadico “Concerto Campestre” di Tiziano [1511 ca.]. I terreni troppo costruiti e cementificati del XXI secolo, le discariche sempre più vicine all’habitat della vita quotidiana: il Globo è sporco, pieno di mozziconi di sigaretta e di siringhe abbandonate dai tossicomani. Nella Visione Fantastica diminuiscono gli insediamenti umani, si abbattono le costruzioni superflue, il verde si sviluppa  incontaminato per centinaia e migliaia di chilometri quadrati, la fauna riprende a prolificare, uno stop all’estinzione delle specie. I corsi d’acqua, i laghi, i mari e gli oceani, depurati: immensi acquari, dolci case per la sopravvivenza dei pesci che vanno lasciati in pace a divorarsi a vicenda.

 

Un altro luogo comune: chi non ha mai detto “è un paradiso!“ di fronte a un sito di campagna? L’ho sentito perfino in un cortile con una striscia di terra che potrebbe contenere otto bare in senso orizzontale lungo il recinto, adibita a orto e con qualche vite e con sparute piante ornamentali dai fiori effimeri, in una casa di quattro unità [termine tecnico, di solito dico “di quattro famiglie”], in periferia, in provincia. Luoghi degradati. Un condominio: un Luogo Comune.

 

In maggio ho trascorso una breve vacanza in una località balneare del Veneto, di recente sviluppo, dagli anni cinquanta e sessanta, il mare Adriatico da una parte e belle lagune chiamate “valli” dall’altra, una spiaggia di una decina di chilometri, dune, pinete. Sulla punta estrema un Giardino Botanico, litoraneo. Ricopio una didascalia di un opuscolo turistico: “tronchi calcinati e  levigati dalla salsedine e dal vento sono cosparsi sulla spiaggia selvaggia di […]”. Ma vi si trovano varie immondizie abbandonate dalle navi che spesso si intravedono al largo, soprattutto bottiglie e oggetti di plastica, e dai visitatori in relax. Zanzare e tafani. In una settimana mi sono imbattuto in tre bisce, una [nera] poteva avere più di un metro di lunghezza, non ne conosco il nome, le chiamo “serpenti”.

 

E’ un modestissimo esempio di “eden”: non amo l’aereo, per cui ho deciso di non uscire dai confini dell’Europa, viaggiando in treno e con altri mezzi di trasporto, quindi solo nei documentari televisivi vedo tante aree incontaminate o semi-vergini degli altri continenti. Ma non di queste  si tratta, il tema della “ricostruzione” riguarda soprattutto, oltre alla loro salvaguardia, il ripristino in senso divino delle altre zone.

 

Come esprimere in pochi segni verbali, in poche parole, in pochi enunciati laconici quello che, comunemente, viene esposto in numerosi libri? Ecco i nuovi tentativi, ogni epoca ha qualche avanguardia, mentre alla fine del XX secolo si ironizzava sulle sue eterne sperimentazioni bollate come retrograde a favore del solito ritorno all’ordine reclamizzato dall’industria culturale [e dal potere dei mercanti d’arte]. Quando non si sa niente, si cerca, si prova. Si critica. La poesia resta un faro, o se si preferisce: la poexia, con l’incognita del pessimismo. La poesia figurata, per conciliare in una sintesi la litteratura e le arti visive [scegliendo quelle non cinetiche, che rientrano nel settore dello “spettacolo”].

 

Con disonestà si rigettavano le tesi e l’operato [e le opere] di A per impadronirsene, per riproporle, a distanza di tempo, come le tesi e l’operato [e le opere] di B, ossia come farina del proprio sacco [autori di serie B spacciati per serie A, in gruppo, più simpatici, più benevolmente accolti dall’establishment, più fotogenici]. Eppure, continuo a ritenere che debba essere defilata la strada maestra per produrre flussi creativi e poesia, piccoli formati, libri a tiratura limitatissima con diffusione quasi nulla [ossia con diffusione brevi manu, alternativa]: il tempo è galantuomo, beati gli ultimi. Sapendo, però, che la poesia non può riempiere lo spazio di una giornata e l’intera vita di una persona, essendo il frutto di qualche istante, il frutto della conoscenza del bene e del male, in una sola illuminazione la felicità dell’Eden e la caduta, il decadimento. Il Paradiso Terrestre era simile a una cloaca, nella seconda metà del XX secolo.

 

C’è qualcosa di più squallido del raggiro che permette di accumulare enormi fortune imponendo con l’inganno nel mercato dell’arte autori allevati come mucche in grado di produrre soldi? Non amo più visitare le mostre d’arte, nemmeno quelle di grande richiamo nei musei, e meno di tutte quelle in spazi privati. Come, da decenni [dal momento in cui ho capito il meccanismo dell’industria editoriale], ho smesso di comperare e leggere libri di poesia, drammi, racconti e romanzi. Poeti come polli d’allevamento, che però non rendono niente, solo una segnalazione per altre attività più prestigiose. Non sono Grandi Opere, non sono la Grande Opera, se si pensa alla ricostruzione del Paradiso Terrestre e ai faticosi primi tentennamenti per intraprenderne l’inizio: i primi passi del neonato, Abele ucciso da Caino.

 

Un progetto edenico? Bisognerebbe ricominciare da una ridefinizione dei rapporti fra Adamo ed Eva, l’intramontabile conflitto fra i sessi, e per estensione: un costante aggiornamento del codice civile e del codice penale [lo slogan di Hobbes “homo homini lupus”, un’opinione da sottoscrivere controvoglia restando fedeli a un credo democratico]. Una pulizia mentale che possa guidare i comportamenti di sei-sette miliardi di persone. E, naturalmente, i moderni tentativi del diritto internazionale e della pace perpetua. Intrecci del pensiero e della politica troppo vasti. Delimitare, quindi, il campo tematico. Ma, al giorno d’oggi, è impossibile sfuggire alla tentazione delle digressioni fuori tema, sinuose come serpenti, o a zig-zag come lampi stilizzati.

 

Di sicuro prolificano anche i conigli nei moderni paradisi terrestri o almeno altri animali che, nelle varie parti del globo, siano simboli sia della lascivia sia dell’innocenza, e della codardia: l’omertà è una viltà molto diffusa, a vari livelli. Vedo che qualcuno ammazza un altro e me ne sto zitto, non sento, non vedo, non parlo, resto neutrale perché preferisco “la buone quiete”: dalle semplici molestie all’omicidio. Adamo ed Eva, la terra e la vita. La terra-immondezzaio e la vita sofisticata. Resta, comunque, in ambito creativo, l’ipotesi di un’ecologia della mente, l’ideale di un nuovo paradiso futuro, l’ultima meta.

Giancarlo Pavanello: 8. la ricostruzione del paradiso terrestre [immagine fuori catalogo: Gaston Redon, 1853-1921: paesaggio fantastico: torri e pinnacoli avvolti da nubi, 1893, Parigi, Musée d’Orsay]ultima modifica: 2010-08-09T09:28:00+02:00da auro.lauro
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