Giancarlo Pavanello: 9. la ricostruzione del paradiso terrestre [libri d’artista e oggetti] [immagine fuori catalogo: un libro d’artista dell’autore, ixidem, 2010, 15 copie numerate e firmate] [

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libri d’artista e oggetti

 

[nota apparsa per la prima volta in letteratura ciclistica e libri d’artista, Venezia-Mestre, 2002, in questa sede ristampata con varianti e aggiunte]

 

Nei precedenti inviti alle mostre a tema da me organizzate ho privilegiato gli autori vicini alle tendenze letterarie-artistiche, parallele o convergenti, che spaziano dalla “poesia visualizzata” [“poesia visuale” o “poesia concreta” e “poesia visiva”, in primis, in tutte le loro diramazioni] alle più generiche “scritture” [nelle loro contaminazioni eclettiche, negli ibridi in cui sia presente la parola affiancata all’immagine o in cui le parole siano nello stesso tempo evidenziate come immagini o segni], apparse all’attenzione internazionale a partire dagli anni cinquanta-sessanta-settanta.

 

Restano  una tendenza d’avanguardia, diffusa in una felice marginalità, soprattutto quando, come ora, assistiamo a diverse sensibilità generazionali e al trionfo di nuove tecnologie, portatrici di forme inedite. Da una parte, un neo-ritorno all’ordine, come nella prima metà del XX secolo, dopo i più dirompenti movimenti creativi, in ambiti letterari [dominati dall’industria culturale con le sue esigenze di marketing e di fatturati, dedita ai gusti di una maggioranza acritica]. Dall’altra, il totalitarismo del sistema dell’arte [galleria d’arte privata, ma anche pubblica, critica, mercato], funzionante con il lancio di artisti che possano garantire enormi guadagni, e subito: l’industria dell’arte.

 

Sono opere tendenzialmente a “tecnica mista”, “grafiche” più che “pittoriche”, spesso veri e propri oggetti, e di piccole dimensioni, non avendo una vocazione esornativa, pagine o tavole, sia nell’accettazione del libro tradizionale, sia nella volontà di allontanare la letteratura dal veicolo codificato da Gutenberg, in parte in crisi, in via di esautorazione su indicazione distruttiva delle tecnologie contemporanee [e future], nell’epoca della telematica e di internet. Comunque, volendo inquadrare tali ricerche in una nuova sigla, sarebbe auspicabile parlarne re-introducendo nella contemporaneità, aggiornata, la formula “poesia figurata”, in senso ampio, conglobante, riallacciandola alle sperimentazioni tardo-antiche e medievali, cfr. la mostra “Alfabeto in Sogno – dal carme figurato alla poesia concreta”, Reggio Emilia, Chiostri di San Domenico, 20 gennaio – 3 marzo 2002, a cura di Claudio Parmiggiani [catalogo, Mazzotta, 2002].

 

Molte mostre di “libri d’artista” sono state presentate negli ultimi decenni, in cui spesso   si riscontra una certa maniera, una certa facilità, una mancanza di spessore poetico e/o concettuale e/o critico. E’ stata suggerita la distinzione fra il “libro d’artista” e il “libro figurato d’autore” [le edizioni in tiratura limitata per collezionisti, troppo estetizzanti o preziose], fra il “libro d’artista” e il “libro-oggetto”, sottolineando che il vero “libro d’artista” dovrebbe essere realizzato in materiali inusuali [legno, stoffa, marmo] e in formati anomali. Condividendo tali premesse, però, è innegabile la necessità, ora, agli albori del terzo millennio, di un ripensamento [e di una con-fusione] che sappia fronteggiare i “libri elettronici” per neutralizzarne l’apparente vittoria. Come sempre, deve primeggiare la qualità, anche a costo di realizzare “libri d’artista” con la stessa dedizione con cui, tradizionalmente, molti artisti hanno scritto e pubblicato libri alternandoli a una produzione visiva-plastica. Che sia un’opera d’artigianato o un prodotto dell’editoria industriale, importa esclusivamente che non sia un semplice soprammobile.

 

Proponiamo, quindi, una nozione di “libro d’artista” assai ampia, dall’oggetto più o meno in forma di pagina o di libro al volume in esemplare unico, dal libro in tiratura limitatissima [da due copie in su] al libro in edizione limitata ma senza indicazione della tiratura [non giustificato], fino al libro in edizione “normale” o perfino a grande tiratura, suggerendo lo sconfinamento in altre formule note ai librai antiquari: “scritti di artisti” o “libri di artisti”, autografati o no.

 

Nella descrizione dei libri d’artista, chiusi, e degli oggetti, vengono riferite solo l’altezza e la lunghezza, in centimetri, se lo spessore è inferiore o uguale al centimetro. Se la sede in cui sono stati prodotti non è indicata, il riferimento bibliografico va tacitamente completato con s.l. [senza luogo]. Inoltre, è dichiarata solo la tiratura diversa da 1/1 [esemplare unico], certa o presunta, una prassi molto comune.

 

Comunque, abbiamo ritenuto opportuno rompere le barriere dei generi [“libri d’artista”, “oggetti”, “tavole” e “opere destinate alla dislocazione parietale”], soprattutto per offrire una raccolta corposa, onorando l’impegno degli autori, procedendo a una catalogazione mista, con il criterio della nostra  discrezionalità.

 

[Essendo in maggioranza a “tecnica mista”, ci siamo limitati a indicarla in alcuni casi particolarmente significativi, nelle note descrittive-critiche. Evidenziamo inoltre che spesso vengono considerate opere anche le xerocopie o le stampe digitali, intere o a frammenti o rettificate o interventate, da ritenere esemplari unici o in rarissimi esemplari, originali  e tecnologicamente legate alla creatività contemporanea.]

 

[Consapevoli dell’improprietà, inseriamo anche semplici “comunicazioni”, non per un nostro  atteggiamento poetico, filologicamente scorretto, ma nell’adeguamento a una tendenza più o meno “concettuale” a infrangere i generi letterari e artistici: una scelta che farebbe orrore a un qualsiasi “comitato scientifico” ma che va osata. Trattandosi di una mostra a tema, per quanto l’orizzonte tematico sia abbastanza ampio, quindi, non è stata definita una linea di demarcazione fra opere e documenti. La storia, letteraria e artistica, non andrebbe avanti se ci si attenesse sempre agli schemi accademici, più consoni al passato e al “sistema dell’arte”, al cosiddetto “grande collezionismo” affaristico.]

 

[Vengono inseriti e catalogati, quindi, anche reperti d’epoca, curiosità cartacee e non, stampe del tutto prive di valore venale, quasi si trattasse di una moderna versione dei Tesori medievali o di una nuova Wunderkammer.]

Giancarlo Pavanello: 9. la ricostruzione del paradiso terrestre [libri d’artista e oggetti] [immagine fuori catalogo: un libro d’artista dell’autore, ixidem, 2010, 15 copie numerate e firmate] [ultima modifica: 2010-09-08T10:28:00+02:00da auro.lauro
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