l’archivio-laboratorio di Paestum [Comune di Capaccio] [Salerno] [nella prima foto: Sergio Vecchio]

L’archivio ospita in permanenza opere e documenti d’epoca su Paestum e la sua storia e periodicamente, su invito, mostre personali  di vari artisti. E’ situato nel contesto di un’azienda agricola biologica per indicare l’importanza della diffusione creativa [contemporanea] in sintonia con un auspicato decentramento museale sull’intero territorio in una densissima area archeologica in parte ancora da scoprire.

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[un’opera di Sergio Vecchio in permanenza in una sala dell’Hotel Calypso]

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Sergio Vecchio, Mario Napoli e il Museo della Pittura, a cura del Centro Culturale “Cilento Domani”, Calzerano Editore, 1997

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Sergio Vecchio, L’Arca delle Chimere, Archivio/Laboratorio di Paestum, s.d. [2009?]

 

 

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Giancarlo Pavanello

 

Sergio Vecchio, L’Arca delle Chimere, Archivio/Laboratorio di Paestum, s.d. [2009?]

 

 

Un libro d’artista, anche se non è indicata la tiratura [presumibilmente abbastanza limitata], non autografato. Riproduzioni di disegni dell’autore su pagine di carta nera: immagini a tecnica mista [penna, acquerello, eccetera], in b/n, su fogli di diverso formato, i contorni frastagliati fanno pensare a supporti artigianali, a mano.

 

Le immagini: templi, animali [pesci, uccelli, molti pipistrelli], sirene, biciclette, reperti archeologici, attrezzi da lavoro, autoritratti, treni, la vecchia stazione ferroviaria di Paestum. Quest’ultimo tema è un chiodo fisso dell’autore, detto in senso positivo, come qualcosa di molto sentito, sapendolo da fonte diretta: qualcosa che rientra nei “sogni” o nelle “chimere” individuali.

 

Si vedano, sull’autore, le due note inserite in un mio catalogo: “la ricostruzione del paradiso terrestre [terre risanate, acque depurate, aria pulita, sole benefico] nelle scritture anomale e nella poesia figurata [libri d’artista, oggetti, corrispondenza tattile], ixidem, 2006 [per la mostra omonima, collettiva, in cui era presente con due opere]:

 

“Sergio Vecchio: ‘alla mia bicicletta nera in panne’, [Salerno-Paestum], Edizioni Archivio di Paestum, s.d. [2003], 9×29, es. 1/1. Libro rilegato, 48 pagine + risguardi, contiene venti disegni a carboncino, matita e inchiostro di china su vecchia carta assorbente, e due pagine di testo manoscritte [un’introduzione-dedica, fra cui si legge: ‘ai copertoni e alle camere d’aria da cambiare, ai freni del manubrio da sostituire’]. I risvolti più oscuri nella vita quotidiana a ridosso dei siti archeologici”.

 

“Sergio Vecchio: ‘non ho santi in paradiso’, [archivio/laboratorio di Paestum], 2006, 29,3×24,2, es. 1/1. Libro di 36 pagine rilegate definito ‘romanzo popolare’, con l’immaginetta di S. Antonio con Gesù Bambino in copertina. Comprende acquerelli, disegni a matita e a inchiostro di china, pagine manoscritte: ‘non ho visto angeli attraversare il mio giardino’, ‘dicono che […] la bicicletta è archeologia’, ‘sirene danzanti e veline ondeggiano i loro corpi nel mio paradiso senza informatica’. L’autore esprime la propria amarezza per la sordità delle amministrazioni locali che hanno bocciato il suo interessantissimo progetto di creare un grande archivio-laboratorio-museo negli edifici dell’ex-stazione ferroviaria di Paestum [Salerno], con reperti e documenti d’epoca e con una collezione di opere d’arte sue e di altri numerosi artisti, il che non stupisce in un’Italia sorda e miope quando si tratta di valorizzare i beni culturali”.

 

Nell’“Arca delle Chimere” colpisce la totale mancanza di prospettiva: tutti i disegni [o disegnini, nel senso non riduttivo di “immagini di piccole o piccolissime dimensioni”] sono tracciati alla rinfusa, in una sorta di mondo alla rovescia, pesci in alto, uccelli in basso, a volte come schizzi veloci in punta di penna, a volte come macchie fosche: sembrerebbero neo-geroglifici in stile realistico, disposti sulla pagina come una scrittura disordinata o casuale, documenti di un immaginario personale, tutto quello che l’autore sembra desiderare di proteggere nella propria “arca”.

 

Lo rivela con chiarezza l’autore stesso nell’unica pagina letteraria del libro, un testo manoscritto riprodotto in quarta di copertina, in terza persona [“il pittore”], con la data del 2009 [con una piccola licenza, decido di uniformare non indicando le maiuscole]:

 

“s’imbarca sul treno tra le onde del pantano in direzione dell’ignoto alla ricerca di un nido di conchiglie dove mettere al sicuro la sua compagna, il cane, i gatti e la civetta”.

 

“si spengono i motori e la barca si blocca nella melma dei binari divelti della stazione fantasma. topi, pipistrelli e serpenti di fogna sguazzano felici nel lerciume della ferrovia in cui vengono inghiottiti saltimbanchi del circo, puttane di corte, capitelli e libri contabili di aziende chiuse da una secolo, si salvi chi può”.

 

“chiodi, martelli, zappe e falci, vari attrezzi di agricoltura scompaiono tra le rotaie e la sabbia. il motore è in avaria, fango, pirati e ortiche sulla prua non impediscono tuttavia al marinaio di campagna di riprendere il viaggio della fantasia con i remi, tutti a bordo per la partenza, per nuove geografie di segni e di incertezze e di chimere tra i solitari labirinti della pittura”.

 

Una visione cupa, pessimistica, apocalittica, barocca, allusiva, l’arca della salvezza diventata una nave dei folli in avaria, uno specchio astratto delle realtà contemporanee, comprese le amministrazioni pubbliche e la polis.

 

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Sergio Vecchio, geografie dell’immaginario, FRAC Baronissi e Plectica, 2011

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Sergio Vecchio, [libro d’artista], Archivio-Laboratorio di Paestum, 2011 [23 disegni originali], es. 1/1 

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[un pieghevole per una mostra di Bruna Alfieri]

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Marco Vecchio, danza – bianco di nero, Calore Edizioni, 2011

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l’archivio-laboratorio di Paestum [Comune di Capaccio] [Salerno] [nella prima foto: Sergio Vecchio]ultima modifica: 2011-08-30T11:02:00+02:00da auro.lauro
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